Come inizió la mia vita da Expa? Immagino giá da quando sono nata. Insomma, succedeva che quando a 8 anni mi chiedevano cosa volessi fare da grande io rispondevo “Viaggiare!”, come fosse una cosa ovvia, normale. Ma poi puntualizzavo che avrei voluto anche vivere all’estero. Da piccina, nei miei giochi, m’inventavo una lingua tutta mia, chissá perché parlare una lingua straniera mi attirava piú che l’italiano, e non era certo per non far capire agli altri quali fossero i miei giochi! Verso i 13 anni giá avevo le idee chiare, appena maggiorenne avrei fatto le valige e me ne sarei andata in giro per il mondo. A 17 il mio desiderio piú grande era visitare l’Europa con uno zaino in spalla, con gran disappunto dei miei, che non me l’hanno mai permesso. Purtroppo anche le finanze non aiutavano, e mentre i miei compagni di scuola, quelli piú agiati, passavano l’estate in Inghilterra per apprendere l’inglese, tornando poi senza aver migliorato il loro livello, io progettavo una vita di valige e traslochi.
Finalmente a 18 il primo viaggio, con la scuola, fino in Norvegia. La prof d’inglese aveva organizzato lo scambio tra due classi norvegesi e due delle nostre. Loro vennero da noi nell’aprile del 1997, noi andammo a settembre. Fino all’ultimo la mia partecipazione rimase in dubbio, in fin dei conti non era cosí economico come speravamo, peró grazie ad uno zio che mi diede i soldi io partii. Due settimane di viaggio tra bus e nave, passando per Austria, Germania e Norvegia, ospitati 3 giorni a Stadhlon, cittadina gemellata con la mia, e 7 giorni ad Alesund, in casa della ragazza norvegese.
Avevo compiuto 18 anni da poco, delle due classi italiane, circa 50 persone, solo io e poche altre siamo tornate felici da questa esperienza. Non era il massimo della comoditá, le tante ore di bus ci distruggevano, peró ai miei occhi il viaggio era ció che fino ad allora avevo sempre sognato.
Secondo giorno di viaggio, prima tappa Heidelberg, dove visitammo la cittá, il ponte e la carcere degli studenti universitari. In serata arrivammo a Stadhlon, dove io e una compagna fummo ospitate da due simpatici vecchietti. Il problema era che delle due solo io parlavo tedesco, e neanche tanto bene, e cosí tra noi ed i vecchietti c’erano alcuni problemi di comprensione. Il giorno dopo visitammo Munster e quella notte era sabato, e come naturale, io e la mia compagna, fresche maggiorenni, volevamo uscire per il paese. I vecchietti, sotto consiglio del figlio che li era andati a trovare, ci diedero le chiavi di casa, lasciandoci la completa libertá di tornare quando avremmo voluto. Io e la mia compagna andammo in un pub, dove naturalmente incontrammo il classico italiano emigrante che come seppe che eravamo sue connazionali ci offrí da bere. Il paesino era piccolo, ma molto bello, e la notte la gente girava per le strade tra i pochi pub aperti, senza preoccuparsi di niente. Fummo poi in una specie di mini-discoteca, anche li gente che ci offriva da bere. Morale della favola, 3 ragazzi ci accompagnarono a casa alle 6 di mattina, senza provarci con noi, salutandoci allegramente e scambiandoci gli indirizzi. Alle 7 giá partivamo con il bus, sonnolente, lasciando i vecchietti con abbracci affettuosi e calorosi per l’incredibile ospitalitá che ci avevano offerto.
Quel pomeriggio ci imbarcammo a Kiel alla volta di Oslo. Gran parte dei compagni di classe soffrí mal di mare, chiudendosi nelle loro stanze. Dieci di noi, i piú coraggiosi, prendemmo parte alla festa notturna, esibendoci in canti e balli sul palco, accompagnati dalla prof d’inglese, rendendo piú interessante la serata per la gente che ci vedeva. La mattina dopo, senza aver quasi chiuso occhio, sul ponte guardavo avvicinarsi Oslo. Un’immagine che non cancelleró mai dalla mente, con tutto il verde, con le case di legno, con i fiordi…Non trovo le parole per rivivere i ricordi. In serata, dopo un’estenuante viaggio in bus tra tunnel e strade piene di curve arrivammo ad Alesund, la nostra meta, dove ci aspettavano le famiglie che ci avrebbero ospitato.
In quella settimana visitammo la scuola, il paese, una chiesa tipica, un museo con una nave vichinga, una diga, una tipica casa norvegese del secolo passato…un ballo tipico norvegese, una cena con tutti gli studenti che avevano partecipato allo scambio con le loro famiglie…discoteche, pub, negozi….Tante cose di cui non ricordo il nome, tanti nomi, tante persone, tanti suoni che si mescolava, tre lingue diverse. Eppure quei suoni incomprensibili facevano nascere in me il desiderio di capirli, di appropriarmene, di poterli utilizzare. Di giorno le visite, di notte le feste, la birra (unico alcolico concesso ai 18enni), tanti amici che non avrei rivisto piú, tante emozioni che volevo ricordare.
Ma poi tutto finisce, e di nuovo una nave, questa volta con la tempesta ed il mare mosso, un’altra notte in Germania, in un hotel, un lungo viaggio in bus, il confine italiano, la neve alle nostre spalle, un ritorno con il cuore spezzato per un’avventura ormai finita.
Tutto ha avuto inizio in quel viaggio, tutto risale a quel tempo. Presi la decisione di studiare lingue straniere solo per poter viaggiare e farmi capire all’estero. Sapevo che avrei dovuto aspettare ancora qualche anno, che non sarebbe stato cosí rapido, che ancora non era il momento, ma che prima o poi sarei stata libera di decidere dove andare e dove fermarmi a vivere.
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